La Quiete

Tra i migliori gruppi che siano mai usciti da Forlì, o anche dall’Italia, con La Quiete qui si parla di hardcore ed emo-violence (non ancora screamo?), in una vecchia intervista interessante e a suo modo “storica”, che fotografa una band che sta per fare il botto. Le parole vengono dal Febbraio 2003, e nel frattempo alcune cose sono cambiate, non ultima la formazione (Rocco non fa più parte del gruppo, ha suonato nei Death of Anna Karina e ora fa electro col moniker Congorock), mentre l’immagine qui sopra è più recente: show casalingo a Brisbane lo scorso anno, postata insieme a tante altre sul loro blog a dimostrare che gli anni passano ma lo spirito continua…  Impossibile non ripubblicarla, chi la lesse ai tempi può rinfrescarsi la memoria, chi non l’avesse mai letta, beh, taglio corto l’introduzione via.

1 – prassi: storia dei la quiete
[rocco]
La mia storia dei La Quiete è abbastanza diversa da quella dei restanti membri del gruppo. Ho conosciuto Michele per posta grazie ad un flyer, scambiando cassette e fanzines e tutto quanto il resto come succedeva un po’ di tempo fa fra le persone coinvolte nell’hardcore. Organizzai un concerto per il suo gruppo giù a Lecce, e in quell’occasione conobbi anche Fobbeo e Cebio; mentre facevano il soundcheck mi fecero sentire qualcosa di questo “gruppo nuovo” che non aveva ancora nome. Dopo qualche mese sentivo già parlare delLa Quiete, suonavano in giro, e blabla. Li vidi suonare durante una delle mie sporadiche visite in Romagna (e questo a dimostrazione di un’amicizia durata nel tempo a dispetto delle distanze) e mi sembravano un bel gruppo. L’anno successivo, finita la scuola superiore, mi trovai a dover decidere del mio destino… volevo trasferirmi, ma non sapevo dove. Quando Michele mi disse che avevano bisogno di un chitarrista decisi contemporaneamente sede e indirizzo dei miei studi universitari. Mi sono inserito nel gruppo a settembre 2001, pochi giorni prima di andare a suonare i nostri primi concerti, con una formazione stravolta. Credo che comunque la totale armonia nel gruppo (musicale e umana) si è raggiunta qualche mese dopo, ovvero dopo esserci chiusi in sala prove per un po’ di tempo…ma n’è valsa la pena! Dalla primavera 2002 in poi abbiamo suonato abbastanza in giro e dopo avere registrato qualcosa finalmente è iniziato a muoversi…
[cebio] Se devo essere sincero non mi ricordo esattamente quale fu l’anno in cui io e altri 3 amici ci chiudevamo in sala prove a provare pezzi per questo gruppo che manco aveva il nome! Addirittura all’inizio neanche si pensava ad un futuro per La Quiete. Era più che altro un progetto per divertirsi, passare un po’ il tempo e magari cercare di imitare quel genere di musica che in quel periodo ascoltavamo un po’ tutti di più di altri generi. Comunque penso fosse intorno alla fine del 2000-inizio 2001 che il gruppo ha cominciato a prendere forma. All’inizio la line up era totalmente diversa: eravamo in quattro io, Michele, Fobbeo e Andrea… dopo qualche mese e un primo concerto al confino di cesena ci rendemmo conto che una sola chitarra non era abbastanza potente dal vivo, e che magari con due voci il tutto sarebbe uscito più compatto e violento, così chiamammo stefano alla seconda chitarra e boris alla seconda voce. Con questa formazione abbiamo tirato avanti qualche altro mese e fatto ¾ concerti di cui il primo sempre al Confino di Cesena, dopo di che quasi contemporaneamente stefano e andrea se ne sono andati dal gruppo perchè il genere che facevamo non piaceva più a loro e preferivano dedicarsi di più ai gruppi che già avevano, così ci siamo trovati praticamente ad essere messi come prima ma con un cantante diverso. Poi verso settembre del 2001 è entrato alla seconda chitarra ro-q di Lecce, venuto fino a Forlì per studiare (ha ha ha ha) e suonare l’emo-violence con noi. Per ora siamo ancora con questa formazione e spero vivamente che duri ancora per un bel pezzo, perchè sono le persone migliori con cui mi sia mai capitato di suonare ultimamente. Ah dimenticavo: il nome la quiete è stato deciso quando stavamo tornando indietro dal festival di Fasano… eravamo in cerca del nome da un pezzo e quando ci fermammo in un’autogrill tutti quanti quasi contemporaneamente leggemmo su un muretto una scritta di ultrà di una squadra che ora non mi ricordo più in cui c’era la scritta “la quiete”. Potevo narrarvi la storia diversamente, tipo che uno di noi si svegliò bel cuore della notte sognando che un angelo gli portò in dono il nome del gruppo, ma purtroppo la storia è andata così… ehehe, e neanche mi dispiace…
[michele] dunque, tutto iniziò nella mia cantina durante l’inverno del ‘99 se non sbaglio; io, Matteo e Cebio più Andrea, l’allora cantante, così per gioco decidiamo di mettere su il gruppo “emo” e si provava il sabato pomeriggio. Il tutto ovviamente senza pretese, tutti avevamo altri gruppi più importanti, La Quiete (che non ha avuto un nome per almeno cinque mesi) era uno svago, specilmente per me che di batteria ne avevo allora meno che una vaga concezione, e suonavo quella di andrea che teneva nella saletta prove (la mia cantina appunto). Stilisticamente non avevamo nulla a che fare con quello che suoniamo ora, facevamo davvero un po’ di tutto e soprattutto lo facevamo male, ma sempre divertendoci tanto. Poi capita che venerdì 12 maggio del 2000 (me lo ricordo bene perchè ho la locandina di fronte) facciamo il nostro primo concerto al Confino di Cesena. Da lì ci siam presi bene e abbiam preso altri due componenti Stefano (noto come il bassista dei Contrasto) l’allora chitarrista e Boris al secondo microfono. con questa formazione abbiam fatto diversi concerti in poco tempo, ho un gran bel ricordo di quel periodo, specialmente le date italiane con gli Acrimonie. Abbiamo avuto un periodo di crisi, Andrea per la sua anima gore-grind ha lasciato il gruppo e lo stesso Stefano (per una tendinite al polso però)… è subentrato Rocco con mio grande entusiasmo, avendolo io plagiato nella scelta universitaria e dopo due date tanto mafiate quanto imbarazzanti con i Locust ci siam chiusi in sala prove ed abbiam riiniziato da zero, lasciando da parte smetallusate e arpeggini ultramelodici. Questo è quanto.

2 – emo violence: cos’è? da dove viene? dove va? cosa vuole?
[rocco] Non so in quanti risponderanno la stessa cosa… Il pazzo che ha generato il termine è Chris Bickel (In/Humanity, Anakrid, Guyanapunchline), e a quanto pare dovrebbe essere preso molto meno seriamente di quanto si creda, come qualsiasi cosa venga partorita da quella mente malata. Fra l’altro leggende narrano che sia stato coniato durante il tour europeo degli In/Humanity in Italia… boh! Da dove viene. Senza dubbio è una derivazione dello screamo hardcore di metà anni novanta, derivazione di gruppi che erano emoviolence senza saperlo. Ad essere sincero attribuisco al termine un’accezione prettamente musicale, indicando in particolare la versione più triste, intensa, malinconica, ma al tempo stesso violenta e aggressiva dello screamo, che per me non ha mai avuto troppo a che fare con il metal. Parecchi gruppi definiti emoviolence sono in realtà gruppi screamo metal, e per me è tutto un altro discorso. Ma sono un rompipalle, quindi è meglio che mi fermo qui. Cosa vuole l’emoviolence. Dal mio punto di vista è la musica che meglio esprime l’intensità delle emozioni, positive o negative che siano; è pur sempre il mio punto di vista, sono sicuro che la maggior parte persone pensando a un connubio tra melodia e potenza pensano all’hardcore californiano. La prima volta che ho ascoltato un gruppo del genere è stato per radio (sembra assurdo, in realtà era un programma con sola musica indipendente e autoprodotta…) ed erano i Constantine Sankhati. Sono rimasto sconvolto da questi brani che racchiudevano in pochi secondi un susseguirsi di emozioni e immagini così intense, struggenti, forti, per quanto banale possa sembrare dirlo. E poi finalmente una voce hardcore non forzatamente macho, cavolo, finalmente qualcuno che aveva il coraggio di piangere urlando in un microfono. Dove va. Spero dove non c’è il trend. Qui in Europa e in Italia specialmente non è mai stato un genere troppo seguito ma seguendo anche distrattamente la scena americana ti rendi subito conto come le cose cambino in fretta e siano in gran parte influenzate dagli hypes (stilistici, estetici, musicali, concettuali) del momento. Ma ripeto, qui in Italia la cosa è talmente piccola e poco seguita che il problema non si pone.
[cebio] Come ha detto rocco il termine emo-violence è stato coniato dagli In/Humanity un bel po’ di tempo fa, e la storia che è stato coniato proprio in Italia ha anche dei fondamenti di verità. La storia me l’ha raccontata Mila… praticamente gli In/Humanity fecero un concerto in scintilla dove c’erano esponenti della scena crust italiana. Non so come successe, ma tutta la gente che era al concerto si mise a urlare durante il loro concerto “emo-violence, emo-violence” e da allora gli In/Humanity fecero un pezzo chiamato proprio emo-violence… e nei ringraziamenti di quel disco ci sono i ragazzi italiani, tra cui proprio questo Mila che poi li ha conosciuti e ci ha raccontato questa storia, pazzesca a dir poco. Comunque l’emo-violence secondo me è il nuovo termine con cui si descrive quel genere di scremo non metal ultra violento come Orchid, Reversal of man, Zann, Shikari e compagnia bella tanto per fare qualche nome… L’unica pecca che mi sento di dover dire riguardo all’emo (che sia violence o qualsiasi altra parola che ci volete mettere vicino) è che tutti quelli che ascoltano questo genere si trovano ad essere etichettati come trendy, e alla fine è la verità. Troppa gente che ascolta emo. fa di tutto per essere più alla moda con quello che và in un determinato momento, e questa è una cosa che proprio non arrivo a mandare giù… comunque non fraintendetemi, ho conosciuto anche persone a dir poco stupende, ci tengo a precisarlo.
[michele] allora, tanti fanno la distinzione tra screamo ed emoviolence, per semplificare ste puttanate userò la definizione “emozzozzo” che mi piace parecchio. Potrei dirti da dove nasce “storicamente” ma sono sicuro che almeno Rocco o Cebio ti avranno citato gli In/Humanity, quindi evito e ti racconto il MIO approccio con l’emozzozzo. Avevo 15 anni ed un mio amico nella mia città aveva una piccola distro, principalmente vegan-edge, io al tempo ascoltavo solo old-school e crust, quello che lui definiva punkaccio o più semplicemente merda. Un giorno venne da me e mi dice, “uè ho della merda che ti potrebbe piacere”. Era un 7″ degli Instil (pre You and I). Me lo ascolto e rimango completamente sconvolto. Leggo i testi e non capisco… minchia, ma sti qua son davvero disperati. Quel disco è di uno straziante incredibile, ed oltre a questo è meraviglioso (infatti mi son comprato la doppia copia perchè lo consumai), era qualcosa di completamente nuovo e non capivo se ne ero innamorato oppure infastidito (perchè si sa a 15 anni quando tutti ti dicono che l’emo è merda perchè… perchè sì, puoi anche crederci). Dubbio che mi sono tolto quando un mio amico di Piacenza tale Luca Eremo, un ragazzo avanti anni luce (Luca dove sei?) che faceva una delle fanze più belle del tempo, Tea Pot, mi doppia questo LP appena uscito: “0100110101″ dei Portraits of Past. Non aggiungo nulla se non che mi ha cambiato la vita e che da quando è uscito quel disco non passa mai più di un mese tra un ascolto e l’altro. La terza tappa di questa mia “formazione” risale all’uscita di Chaos is Me. “Bella questa copertina stile Misfits” lo metto su e non mi capacito, ma come cazzo suona sto batterista??! Era la cosa più geniale che avessi mai sentito, è stato da li che mi è venuta voglia di suonare la batteria. L’ultima pietra miliare in ordine cronologico è il 10″ dei Jeromes Dream, forse dopo il primo attento ascolto di quel disco mi resi conto che ero diventato un fanatico del genere.
dove va l’emozzozzo? In Germania, in tutti i sensi.

3 – l’ hardcore, si sa, è anche politica. l’ emo?
[rocco] Purtroppo ho qualche dubbio sulla prima affermazione, alla luce di cosa è l’hardcore adesso (ci arrivo dopo) che meriterebbe una domanda a parte e carta e carta e carta (ops, kb). L’emo secondo me ha avuto in passato il merito di contrastare gli aspetti piu’ violenti (violenti materialmente) dell’hardcore, se vogliamo gli aspetti più ridicoli e assurdi. Per inciso, non hai preso troppo seriamente le bands inneggianti allo spirito di gruppo, all’orgoglio hardcore, alle lotte fra crew. Se ci pensi un attimo sono delle frasi accostabili benissimo ad un ideologia parafascista. Dal punto di vista contenutistico si potrebbe dire che l’emo ha ridato luce ad altri aspetti della personalità umana. Pur non passando direttamente attraverso la politica, nel comunicare sentimenti in maniera trasparente, sotto sotto c’è qualcosa di politico e di rivoluzionario, specialmente nella dimensione hardcore, in cui il messaggio di solito arriva con toni e colori completamente diversi. Mi ha sconvolto molto di più la scritta “love always your friend” sul 10” dei Reversal of Man che “police bastard” dei Doom, tanto per capirci. In passato scrivevo una fanzine definita (da altri) emo; aldilà delle etichette credo che scrivere di cose mie, di quello che mi succedeva, di quello che provavo etc.etc. significava riconquistare uno spazio comunicativo che altrove non mi veniva concesso. E in questo mi sentivo tremendamente attivo, vivo, attraverso la comunicazione e la riscoperta degli aspetti più intimi della mia persona e delle persone che mi circondavano. Tutto questo, lo so, non ha cambiato sostanzialmente una virgola nel mondo attorno a me, ma se non altro ho imparato a vedere le cose sotto un altro punto di vista e soprattutto ho cominciato ad apprezzare la fondamentale importanza della comunicazione fra le persone. E sono sicuro che questo è già un passo avanti.
[cebio] L’emo-violence è hardcore. Si distacca da quello che viene definito hardcore per la maggiore perchè magari è suonato in maniera diversa, ma è pur sempre hardcore. L’emo violence come l’hardcore può essere definito politico e no… l’emo, come dice Rocco ha cercato più che altro di ridare luce ad aspetti della personalità umana, specialmente comunicare sentimenti provati da determinati membri delle band. Ci sono comunque molti gruppi che all’interno della scena emo hanno testi politicizzati della madonna, come gli Yage. Ognuno per il proprio gruppo fa i testi che preferisce, senza per questo dover andare incontro a pregiudizi del tipo “one life emo free, hardcore is not about fashion”… queste sono le cose che a me fanno incazzare. C’è una sorta di ghettizzazione da parte di chi si fa portatore della voce dell’hardcore nei confronti di un genere come il nostro. Posso solo dire a queste persone che la cosa mi dispiace, perchè le persone si valutano in base ad altre cose, non a quello che tu pensi che siano perchè già ti immagini chissà che cosa. Continuo comunque a preferire testi politicizzati ma fatti in maniera che non siano la solita roba retorica trita e ritrita.
[michele] dipende se a suonarlo è un gruppo punk o meno. emo non è altro che una definizione musicale (che poi già non vuol dire più nulla), è diventato un po’ il demonio all’interno dell’hc, ma tendo a dare davvero poca importanza alla cosa. Sorrido quando vedo gente che compie battaglie anti-emo…perchè si sa l’emo è moda, e poi sfoggiano orgogliose la bandana le Vans il cappellino con la visiera rivolta verso l’alto. per carità nulla di male, basta rendersi conto che la “moda” (sempre che di essa si possa parlare in un ambiente fatto di poche migliaia di persone) ha tante sfaccettatute e trovare un capro espiatorio è avvilente.
Qualcuno disse che parlare di emozioni e di quello che si ha “dentro” in un mondo come il nostro può essere un atto politico e rivoluzionario, secondo me è una bella frase.

4 – visto che questa intervista finirà su una web-zine: internet is killing hardcore?
[rocco] Si. Ogni giorno che passa, inesorabilmente. E’ stato proprio internet ad ammazzare quelle relazioni comunicative fra persone che caratterizzavano l’hardcore e lo rendevano qualcosa che andava oltre la musica. Il potenziale comunicativo di un gruppo è ucciso in partenza, a causa del fatto che l’80% dei sedicenti hardcore kids scarica mp3 da internet senza probabilmente leggere mai i testi o scoprire cosa quel gruppo vuol dire in quella canzone, senza mai comprare il disco (ma questo è il male minore). Attualmente la scena hardcore è composta in prevalenza da persone che si sono avvicinate ad esso proprio tramite internet, e questo non è un male; il problema è che in questo modo gran parte non ha capito, non capisce, e non riuscirà mai a capire cosa ci sta dietro, il vero spirito che contraddistingue una comunità hardcore da qualsiasi altro gruppo di persone che ascoltano lo stesso genere di musica. A volte ho l’impressione di avere a che fare con gente passata di lì per caso, cioè, è stato un caso se l’hardcorino medio si è scaricato i Boy Sets Fire e non i Limp Bizkit. E’ stato terribile ritrovare all’interno delle persone che gravitano intorno alla scena, certi atteggiamenti, comportamenti, e modi di pensare tipici di quel mondo da cui io pensavo di essere fuggito; evidentemente c’è qualcosa che non va. Il problema, lo ripeto, è quello che l’aspetto più caratterizzante l’hc, il suo messaggio, la sostanza, il contenuto, rimane nascosto e non riuscirà mai a venire fuori attraverso la rete. Sono sicuro del fatto che nessuno di coloro che leggeranno questa intervista in realtà stiano LEGGENDO nel significato piu’ appropriato del termine. E’ la forma stessa dell’intervista su una web zine che presume il fatto di essere leggibile al volo (perchè nessuno rimane più di dieci minuti a leggere qualcosa su un monitor); per carità il problema non è la web zine (fra l’altro io sciupporto movimenta) ma l’utente stesso che non si pone nei confronti di ciò che dice il gruppo nella giusta maniera. La verità è che l’hardcore ti può cambiare la vita, l’ha cambiata a me e alle altre quattro persone che suonano con me nelLa Quiete, ma tutto ciò non potrà mai venire appieno fuori attraverso internet.
[cebio] è solo grazie ad internet che all’interno della scena emo possiamo trovarci gente che non aveva idea di cosa fosse il G8 (ed è successo ve lo posso assicurare). Che stia uccidendo l’hardcore posso affermare di si, ma solo in determinate circostanze; quelli che si trovano all’interno del giro hardcore scaricando mp3 da internet di New Found Glory, Grade, Hot Water Music se ne andranno come sono venuti e ad un nostro concerto quando sono venuti una volta ho i miei dubbi che ritorneranno. Secondo il mio punto di vista invece internet è uno di quei mezzi che se usato nel modo migliore può far sì che milioni di persone all’interno di questa scena possano entrare in contatto tra di loro in maniera semplice ed efficace; in più internet contiene le più svariate notizie su tutti gli argomenti possibili ed immaginabili al mondo, solo va usato con coscienza.
[michele] diciamo di si dai. se non altro lo sta trasformando radicalmente, anzi direi che l’ha già fatto. sono cambiate tantissime cose. per come la vedo io internet ha fatto un gran bene alla musica non al punk, qualche giorno fa mi è capitato di conoscere un ragazzo di soli 16 anni francese che conosceva gruppi assurdi vecchi e nuovi, aveva una cartella con tipo 8000 mp3. Io non sono tanto più grande di lui, però ho avuto un percorso molto diverso nel mio modo di avvicinarmi e vivere il punk. Per me è stato diverso scoprire i primi gruppi: ne sentivo parlare su una fanza o da un amico e ci si doppiava cassette e via così, credo sia un modo più attivo e partecipe di viversi il punk, ora vedi un nome di un gruppo su una message board, dopo 2 giorni hai tutta la discografia sul computer. Premetto che non voglio certo fare la parte del nostalgico ma sono convinto che a scapito di tutto ne vada la comunicazione, perchè scriversi e ricevere lettere non è come aprire un file di Outlook, la comunicazione non solo è immediata, così viene stravolta. Sto riscoprendo ora cosa vuol dire scrivere una bella lettera rispetto ad una e-mail, e dico grazie a quel virus che mi ha distrutto il pc per l’ennesima volta in un certo senso. Su una lettera ci metti la firma, quella vera, ci fai i disegnini ci infili dentro i flyers e soprattutto è tutto molto più ponderato, è più punk e basta, c’è poco da fare. D’altro canto internet è veloce ed economico (che scoperta eh?), organizzare tour per esempio è 10 volte più facile di prima (…merito della globalizzazione?) e posso capire che puo essere davvero una figata scaricarsi dischi su dischi per una persona che non ha soldi da spendere o non riesce a trovare determinate cose, in ogni caso son sempre stato feroce sostenitore della diffusione musicale libera da ogni controllo legale o non. Per quanto mi riguarda gli mp3 mi fan cagare, al 50% un disco mi piace leggerlo/guardarlo/tenerlo tra le mani, non solo ascoltarlo. Sono un feticista.
Altra cosa: non ho mai letto una intervista su una web-zine, cazzo, non ce la faccio, l’unico modo in cui riesco è stamparmela e recarmi nel luogo sacro per la lettura delle fanzine: il cesso.

5 – i gruppi italiani raramente riescono a farsi apprezzare in europa, in america poi non ne parliamo. voi invece sembrate esserci riusciti al primo tentativo: qual’ è il vostro segreto? è una questione di genere musicale, di bravura, di contatti o di culo?
[rocco]
Mah, diciamo che ce l’abbiamo messa tutta, anche al di fuori della sala prove. Praticamente ognuno di noi ha sempre avuto contatti in giro, da piu’ di sei o sette anni ormai (lo ribadisco, PER POSTA, francobolli e carta scritta a mano), e in questo modo abbiamo avuto modo di acquisire una certa dimestichezza nell’avere relazioni con gente anche molto distante e nel crearcene di altre. Avere contatti in giro, conoscere persone nuove, instaurare queste relazioni personali è personalmente la cosa più gratificante di suonare in un gruppo, il fatto che poi tutto quanto porti a qualcosa di concreto come fare un disco o semplicemente avere riscontri positivi da chi non te l’aspettavi è secondario. E comunque sottolineerei il fatto che questo riscontro positivo è limitato alla cerchia di persone interessate al nostro genere di musica. Visto che prima ho fatto due maroni così su internet direi che uno dei meriti che si possano attribuirgli è quello di avere dato un grado di ascoltabilità piu’ alto ai gruppi europei, e aver causato una sorta di “livellamento” fra le due scene. L’interesse degli americani nei confronti della scena emo screamo europea è palpabile, e la cosa è estremamente positiva; spero sono che non sia l’ultima moda e che le cose non ritornino come a un tempo… in cui era inconcepibile addirittura ricevere risposta da un’etichetta d’oltreoceano. In definitiva credo che sia un concorso di vari fattori se le cose stanno andando bene.
[cebio] culo, contatti e le nostre prelibate facce de rockstar…
[michele] come dicevo sopra internet ha fatto un gran bene alla musica e credo che se una volta era più difficile farsi cagare, ora anche al ciccione americano medio con connessione spaziale non gli costa nulla scaricarsi un pezzo e rendersi conto che i gruppi europei possono rompere il culo a loro. Inoltre ho notato un cambiamento radicale anche negli interessi di etichette oltreoceano che sono molto più aperte a gruppi di tutto il mondo (vedi Level Plane) come è vero che etichette europee fanno gruppi americani, non ci sono più certe bariere per fortuna (…’sta globalizzazione…). credo che La Quiete non sia poi così tanto “considerata” come dici, valuta che quattro su cinque di noi si scrivono selvaggiamente con persone da tutto il mondo da almeno 5 anni, è facile per me chiedere ad un mio amico americano o japponese di distribuirmi un po’ di copie del mio gruppo dalle sue parti, avere contatti con ragazzi punk in giro per il globo è sempre stata la mia passione, è una questione principalmente di amicizia, chiamiamola mafia via. Non siamo certo bravi a suonare nè fortunati al gioco, abbiamo (credo) buongusto nel fare pezzi al massimo.

Leave a comment