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  • on 03.02.2010
  • at 12:29 AM
  • by gilles

Gianmaria Aprile 0

Due chiacchiere le scambiamo a questo giro con Gianmaria Aprile, a proposito della sua etichetta, la Fratto9 Under the Sky, della webzine post it-rock, degli Ultraviolet Makes Me Sick, di Luminance Ratio e altro ancora…

quando e perchè hai deciso di aprire la Fratto9 Under the Sky? e da dove viene questo nome?

Anni fa ho avuto la grande fortuna di ereditare tantissimi vinili da uno zio scomparso prematuramente che mi ha tramandato una forte passione per la musica e che in qualche modo ha stimolato i miei neuroni portando così alla nascita della “fratto9 under the sky records”.
Il nome deriva proprio da un brano del sopracitato parente, presente in una compilation di culto come “Matita Emostatica” curata personalmente da lui.
Eccola qui nei dettagli:
V. A.”Matita Emostatica”(1982)
MATERIALI SONORI
Baker Street Band, A.Vaggi, Al Aprile, Alphaville, Rocky Schiavone and The Gangster, The Stumblers, Off-Set, Le Jour Prochain, Monofonic Orchestra, Roberto Masotti.

Sono sempre stato attratto da quella che è la cultura underground, o controcultura, ed esserci dentro in qualche modo è narcisisticamente una cosa che mi piace : )
Mi piace scoprire, ricercare, informarmi; in fondo forse sono un romantico e nostalgico degli anni in cui ero troppo piccolo per conoscere Bad Trip o Matteo Guarnaccia nel loro periodo migliore, o vedere dal vivo Archie Sheep e tutti i suoi compari del free jazz o i Contorsions o i Clash a bologna negli anni 80, ma soprattutto respirare quell’aria di voglia di fare arte in tutti i modi senza nessuna idea economica di fondo che vincolasse il lavoro e l’esperienza.
Idee, progetti concreti, incontri-scontri e sogni, non un contatore su myspace per degli amici fittizi e irreali.

come si ricoprono contemporaneamente i ruoli di discografico e di musicista (Ultraviolet Makes me Sick, Luminance Ratio): va di pari passo creare musica e pubblicarla?

E’ un casino certe volte… ho cercato sempre di dividere quelli che sono i miei progetti musicali dalle uscite della fratto9. Più volte abbiamo pensato/discusso di pubblicare l’ultimo disco degli UVMMS per la fratto9, ma una parte di me ha sempre voluto non mischiare le cose, anche perchè l’attitudine musicale di questi ultimi è un po’ distante da quella che voglio tenere con l’etichetta. Anche se alla fine ci sono cascato con i Luminance Ratio, ma che in fondo, in qualche modo potevano ben inserirsi nel catalogo.
Gli UVMMS purtroppo stanno vivendo un momento di pausa forzata a causa di una operazione al tendine del batterista, ma abbiamo grandi idee e forti motivazioni per andare avanti. Nel frattempo i Luminance stanno vivendo il progetto come l’avevamo pensato inizialmente, ovvero in modo aperto a tutte le collaborazioni e ora stiamo preparando il materiale nuovo e i prossimi concerti in 4: io, Andrea Ferraris (ur, airchamber, lonius, deep end, sil muir), Luca Sigurtà (harshcore), Luca Mauri (I/O).
Un bel progetto che ci sta dando piacere nel portarlo avanti, forse dettato da una certa maturità e tranquillità nel vivere il gruppo come stimolo per cercare dei nuovi percorsi musicali.
Poi da un annetto a questa parte ho intrapreso un percorso di improvvisazione tramite il “Sound Painting” e ultimamente sto suonando con una bella orchestra di 14 elementi con cui ci stiamo confrontando con l’improvvisazione e con un trio: contrabbasso/clarinetto/chitarra.
Non mi posso certo lamentare del fatto che mi manchino gli stimoli!

quasi tutti i cd usciti dalla tua etichetta che possiedo sono confezionati in eleganti gatefold e hanno una grafica molto curata. nel caso di Luminance Ratio te ne sei occupato te in prima persona: anche questa è una componente importante del “fare” dischi.

Diciamo che non tutte le ciambelle escono con il buco, ma tutte bene o male ce l’hanno! Ci provo nel migliore dei modi a curare l’estetica delle mie uscite, anche perché penso che l’immagine di una etichetta si veda anche nel dettaglio e nella cura del packaging e non solo per la scelta musicale.
Sono un po’ appassionato di fotografia, e quando ho tempo mi diletto con esperimenti su pellicola e non…e poi mi piace mettere lo zampino sempre un po’ in tutte le cose e le foto che avevo da parte piacevano a tutti, così con un mio amico (Simone Fratti: www.simonefratti.com) abbiamo arrangiato il tutto per la copertina del disco dei Luminance Ratio. Lo stesso è accaduto per la serie “private works”.
Ma tornando al discordo estetica, ci sono diverse altre etichette in Italia che dedicano attenzione a questo aspetto: Wallace, Boring Machine, Die Schachtel.

la serie di live “private works” si aprirà con Evangelista, nel disco di Illachime Quartet ci sono nientemeno che Mark Stewart e Rhys Chatam. Come nascono queste collaborazioni?

Nella mia seppur breve esperienza fatta di contatti e collaborazioni mi sono reso conto che è molto più facile di quanto si possa immaginare avere rapporti con molti musicisti oltreoceano, sempre che il progetto che sta alla base della collaborazione sia valido e veritiero.
Per un buon periodo ho fatto il fonico e seguito la direzione artistica insieme a Luisa all’Ortosonico (un posto fantastico nella campagna pavese), e spesso ho registrato i live per “Battiti” su Radio3Rai, quindi mi sono ritrovato in mano diverso materiale interessante che ho voluto pubblicare in questa piccola serie.
Per quanto riguarda Stewart e Chatam sono contatti degli Illàchime Quartet che hanno maturato negli anni e avendo avuto anche la possibilità di suonarci assieme il passo della collaborazione all’interno del disco è stato abbastanza spontaneo e facile. Voglio sottolineare il fatto che non si tratta di una collaborazione dove l’ospite si esprime soltanto in un assolo o un piccolo intervento, ma in questo caso la stesura dei brani è stata fatta assieme.

eri anche dietro la webzine su post-rock e sonorità sperimentali “post-itrock”, la leggevo spesso e con piacere: cosa ci racconti di quell’esperienza?

Una bellissima esperienza, con cui mi sono divertito molto e che mi ha anche permesso di “fotografare” la scena Italiana nel migliore dei modi agli inizi del 2000. Il fatto poi che era nata agli albori delle prime webzine e che aveva una estetica vicino ad una fanzine cartacea (usciva a numeri ed era impaginata proprio come un cartaceo) ha portato ad avere anche un buon numero di affezionati lettori e diversi collaboratori.
Forse un altro punto di forza era il fatto che non erano delle vere e proprie recensioni, ma “presentazioni” dei vari progetti attraverso interviste, approfondimenti. Era il mio periodo di fancazzismo universitario e passavo le notti davanti a codici html e a imprecare con tabelle che non volevano saperne di essere impaginate…

e che ci dici della scelta di chiudere? nella pagina dove fortunatamente è ancora reperibile tutto ciò che venne scritto, le tue parole sono decisamente amare: “oggi sembra di essere in una piscina piena di squali, ormai sovrappopolata, pronti a divorare qualsiasi cosa, e alcuni di loro sono destinati a morire perché purtroppo non c’è abbastanza cibo per tutti”. la pensi ancora così?

Purtroppo mi sono scontrato e confrontato con situazioni piuttosto tristi, nelle quali il fatto di non aver recensito o presentato alcuni dischi e sapendo che ero dietro al progetto degli UVMMS, avevano portato a negarci alcune possibilità di suonare in giro o di avere la recensione del nostro disco su alcune webzine. Nessuno di noi ha mai avuto la pretesa di essere un giornalista o presunto tale, per quello l’idea di fondo era quella di presentare solo il materiale che ci piaceva o che reputavamo interessante, ma a quanto pare questo messaggio non è giunto proprio a tutti.
Tutto il sistema è ormai sovrappopolato, saturo, colmo, pieno….diventa difficile conoscere e tenere sott’occhio tutto quello che accade nell’underground, ma tutti devono condividere i sempre più pochi locali in cui suonare e le altrettanto poche riviste che per vendere e sopravvivere devono dare sempre più spazio ai gruppi d’oltreoceano.
Farsi strada diventa sempre più difficile, ognuno pensa alle soluzioni più strane per farsi notare, ma forse solo la perseveranza e la costanza di portare avanti un progetto nel tempo (che sia una etichetta o un gruppo con delle buone idee di fondo) penso sia l’unica cosa che in qualche modo possa ripagare lo sforzo e la dedizione.

c’è un’altra bella storia che sembra essere giunta al capolinea: quella del Tago Mago e della sua appendice estiva TagoFest, che ha sempre proposto delle scalette interessanti e aggiornatissime sui gruppi più in forma del paese. è uscito da poco il DVD con materiale riguardo la terza edizione, e la quinta potrebbe essere stata l’ultima. è sempre più difficile dare vita a eventi del genere, e garantirgli una continuità?

La possibilità di conoscere nel dettaglio molte delle pubblicazioni delle etichette italiane con la webzine ha fatto in modo di riuscire a essere uno dei promotori delle 5 edizioni del Tagofest, che forse è stato l’evento che ha raccolto nel migliore dei modi l’energia musicale del circuito indipendente e che è riuscito a coinvolgere più di 100 etichette e bands diverse. Tutte si sono avvicendate al Tagomago, un locale di Marina di Massa (MS). Per fortuna c’è ancora oggi un mondo che brulica nel sottosuolo, ma che fa sempre più fatica a trovare da mangiare.

Il DVD riassume tutto questo spirito, fotografando e documentando la terza edizione del festival. Sicuramente sono un nostalgico freakkettone, ma è stato un evento che sprizzava passione e gioia da tutti i pori… davvero un bel ricordo.
L’arrivo della polizia e l’interruzione della serata del sabato nell’ultima edizione ci ha fatto riflettere e forse quella è stata davvero l’ultima edizione. C’è il NOFEST di Torino che in qualche modo si avvicina all’idea del Tagofest, speriamo che continui!

da uno come te appassionato manipolatore di suoni, field recordings, ecc. vorrei proprio qualche dritta per me e per i lettori: cosa ti ispira in generale, e chi ti ispira maggiormente tra i tuoi ascolti?

Qualsiasi cosa, ma diciamo che forse sono piuttosto legato come ascolti all’attitudine psichedelica del kraut-rock o dello space-rock e tutto il movimento di Canterbury… forse è da li che viene l’ispirazione a quel tipo di sonorità che si trovano nei miei dischi. E poi direi che dal free-jazz penso di aver appreso l’approccio all’improvvisazione che contraddistingue sia gli UVMMS che i Luminance Ratio dal vivo.
Credo che gli ascoltatori si dividano in due categorie: quella di chi seleziona molto i propri ascolti e ne estrapola tutti i dettagli arrivando a conoscerne a memorie la struttura, mentre altri (come me) che si riempiono le orecchie in continuazione di nuovo materiale, che divorano dischi dalla mattina alla sera, appena ne ha la possibilità. Non è detto che la seconda categoria di ascoltatori non abbiano la stessa attenzione dei primi, soltanto che lo studio dei dischi viene frazionato nel tempo…

qualche tempo fa ho scoperto Anthology Recordings: c’è un sacco di roba bella, quindi di base è solo un bene che esista. Però mi sono anche preoccupato: si occupano solo di “ristampe digitali” di dischi ormai introvabili, tra cui molte chicche chiaramente destinate ad appassionati e collezionisti, che in teoria dovrebbero essere gli ultimi irriducibili sostenitori dei formati che occupano spazio in casa e non nell’hard disk: un giorno compreremo solo mp3?

Spesso sono arrivato anche a pensare che ci stiano insegnando a scaricare e a utilizzare la tecnologia per farlo. Come hanno chiuso a suo tempo Napster (se ne parlava forse troppo) arriveranno a chiudere anche tutto il resto.
Sappiamo benissimo che è illegale scaricare o scambiare materiale con i peer2peer, ciò nonostante esistono tantissimi blog musicali e programmi per condividere materiale e ciò nonostante non vengono chiusi… non ti fa pensare questa cosa?
Arriveremo forse ad un certo punto dove tutto sarà a pagamento (succede già per esempio con iTunes e altre piattaforme), quando noi ormai avremo imparato e saremo abituati a comperare musica e altro in digitale.
Io come tante altre persone ancora, ho pareti piene di dischi e cd e non so più dove metterli, ciò nonostante, continuo a comperare quel tipo di supporto ai mercatini come ai negozi!
Uso l’mp3 come formato da strada o da macchina e scarico materiale per tenermi aggiornato e per rendermi conto di quanta spazzatura venga ormai prodotta e questo rende tutto più difficile. Siamo sommersi da materiale che ogni giorno viene pubblicato e che si somma in modo esponenziale a quello già presente sul mercato.
Alle volte il download può diventare un grande aiuto per recuperare materiale fuori catalogo, ma alla fine che valore si può dare ad insieme di codici binari spesso senza titoli, senza libretto, e senza quelle copertine da urlo apribili che la “Impulse!” spesso sfornava?!

E poi penso che l’mp3 abbia reso le persone ignoranti nell’ascolto… perchè non c’è santo che tenga, ma la qualità dell’mp3 (di qualsiasi bitrate) è inferiore ad un cd. E non ci vuole un corso da fonico per capire che se lo stesso file è più piccolo in kb di 10 volte, vuol dire che da qualche parte abbiamo tagliato qualche frequenza. E non ci sono leggi della psicoacustica che si possano applicare, perchè un buon orecchio allenato se ne accorge, soprattutto sulla produzioni moderne.
Tengo molto a sottolineare questo aspetto perchè come tutti i fonici (e moltissimi meglio di me) lavoro sui suoni, sul loro dettaglio, sul tipo di riverbero, sulla profondità del suono…e poi tutto si appiattisce in un misero mp3, AAC o tutti i formati che vogliamo usare.
Lavori di mesi resi inutili da una compressione audio.
Bisognerebbe trovare supporti che permettano di leggere formati più dettagliati, magari a 24bit e 96khz, non il contrario!

ehi, è passato un sacco di tempo dal sampler che abbiamo messo su movimenta: aggiornaci sulle cose che bollono nella pentola di fratto9!

Andrò avanti con la serie “private works”, probabilmente con un progetto estemporaneo tra 2/3 degli Ex-P e Alessandro Cartolari degli Anatrofobia,nel quale si cimentano in scrittura di standard. Poi ho del materiale degli A Spirale dal vivo molto interessante, con collaborazioni del giro free internazionale, che stiamo selezionando e che spero vedranno la luce a breve.
Ho anche molte registrazioni/bootlegs che aveva fatto a suo tempo mio zio registrando vari concerti tra cui Magma, Embryo, Aktuala, Camisasca, Elton Dean ecc ecc. Il problema rimane ancora riuscire contattare questi artisti e a gestirne la pubblicazione.
Poi sto ricevendo diversi cd da vari progetti sparsi per l’Italia, ma non c’è ancora nulla che mi sta piacendo così tanto da volerlo pubblicare.
Ci sarà anche il nuovo dei Tanake, che prima o poi spero riusciranno a registrare, e infine il progetto dei Luminance Ratio che come ti dicevo, ha già messo in piedi nuovo materiale.

Voglio chiudere questa intervista con un omaggio a mio zio, scomparso ormai da 20 anni; si tratta di una descrizione che fece a suo tempo l’etichetta che aveva pubblicato il suo disco e che direi lo rappresenta abbastanza.

“AL APRILE, constantly up-to-date journalist, very expert of the international music scene, a sensible collector of records, magazines and rock memorabilia, a disc-jockey and radio programmer, among the early founders of Radio Popolare in Milano, attentive concert-goer, but constantly attentive to all new trends in music creation and in the music business.
But not only: a musician himself, author, guitar player and singer of a music style completely of his own, which might be defined country-rock-blues, had just finished the recordings included in this album and was preparing with his band a series of promotional gigs, when his danger-looking and unlucky life came suddenly to its end.
This record is then his testimony, for his many friends who remember him with love and frienship, of his personal music project, which unfortunately could never set to flight.
AL APRILE, a young myth, victim of his own impatience for living, for experimenting, for exceeding, for going always a bit further, sometimes too far, a man who will remain forever young with this first and last record.”

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