idee


22
Jan 10

Noise & Capitalism

Noise’ not only designates the no-man’s-land between electro-acoustic investigation, free improvisation, avant-garde experiment, and sound art; more interestingly, it refers to anomalous zones of interference between genres: between post-punk and free jazz; between musique concrète and folk; between stochastic composition and art brut. – Ray Brassier

Un libro piuttosto interessante che circola sul web da alcuni mesi è Noise & Capitalism: contiene una serie di analisi dei pensieri, delle condizioni sociali e delle teorie politiche e filosofiche che hanno accompagnato e fatto crescere, nel tempo, la produzione di tutta una serie di sonorità accumunate dal loro essere “di non facile ascolto”, e che ne hanno reso e continuano a renderne attuale, e necessaria, la presenza.

Scritte con un approccio lontano da quello della critica accademica, le riflessioni proposte dai vari autori si articolano in undici capitoli. La carne messa sul fuoco è molta: gli artisti citati sono tanti, da Eugene Chadbourne ai Black Flag, da John Coltrane a John Zorn, trovando modo di arrivare fino a Beethoven e dando il necessario e approfondito spazio a una figura fondamentale come quella di Derek Bailey. Non si risparmia nulla in ampiezza e respiro della trattazione neanche dal punto di vista della teoria, da Marx ad Adorno, da Foucault a Deleuze e Guattari, i collegamenti proposti sono tanti e meritevoli di attenzione, anche e soprattutto in considerazione del fatto che di tentativi simili di mettere sotto la lente d’ingrandimento approcci musicali estremi, come sono il noise e l’improvvisazione, non se ne contano poi molti altri, e che tanto ci dicono queste pagine (quasi duecento), tanto ci sarebbe ancora da dire.

Si parla di economia dell’attenzione, e di riprendere il controllo dei propri sensi, sempre più spesso catturati dall’esterno, e sempre più di rado indirizzati e veicolati dai “legittimi titolari”. Si parla di noise e soprattutto di improvvisazione come strumenti di emancipazione, adatti ad esprimersi secondo la propria capacità e le proprie possibilità, da un punto di vista tecnico, e secondo la propria sensibilità, svincolata da qualsiasi tipo di modello, dal punto di vista creativo. Si parla ancora di tante cose, e vale la pena farsene personalmente un’idea, dal momento che il libro, in inglese, è scaricabile in formato PDF.

Se preferite la carta, comprensibilmente, sappiate che comunque il libro non è in vendita, ma potete ottenerlo attraverso l’unica forma di scambio conosciuta dall’uomo in assenza di moneta: il baratto.

The distribution of this book is going to be done by trading:

If you are an artist, musician, writer or engage in any creative activity, we would very much appreciate that you send a sample of your work as a form of exchange for the book. Otherwise you can write a critical response to the book and send it to Arteleku.

If you are a distributor or a label or a publisher and you want to get copies of the book for distribution, you can send single copies of different books, zines or records in exchange and Arteleku will send you copies of the book in return.

Any material sent to Arteleku will become part of Arteleku’s library and people will have free access to this material.

Post: Arteleku, Kristobaldegi 14 (o nuevo P. Ainzieta), Loiola Auzoa, 20014 Donostia – San Sebastián (Spain).

Email: arteleku@gipuzkoa.net

Arteleku might take some time to reply and to send the books but they will do it as soon as they can.

***

Publisher: Arteleku Audiolab (Kritika series), Donostia-San Sebastián (Gipuzkoa)
Publication date: September 2009.
ISBN: 978-84-7908-622-1
Contributors: Ray Brassier, Emma Hedditch, Matthew Hyland, Anthony Iles, Sara Kaaman, Mattin, Nina Power, Edwin Prévost, Bruce Russell, Matthieu Saladin, Howard Slater, Csaba Toth, Ben Watson.


11
Jan 10

DIY Album Art

Anche l’occhio vuole la sua parte, non c’è due senza tre, non dire gatto se non ce l’hai nel sacco, rosso di sera bianco secco a pranzo. Valéry suggeriva che definire qualcosa banale equivale a dire che è alla base delle tue idee essenziali. “Anche l’occhio vuole la sua parte” è una lezione che il DIY ha imparato bene e subito, e non ha scordato mai, a partire dal punk fino ai giorni nostri.

Costruire un’etichetta a casa propria, mettere sotto contratto band pescandole dai locali della città se non direttamente dal proprio giro di amici, vedere crescere un progetto creato da zero e voler alzare il livello della sfida alle grandi produzioni del mainstream con la sola forza delle idee: l’indie è nato così, negli anni ‘80, inventandosi, nel giro di pochissimo tempo, sia la strategia che i mezzi (mai prima di allora un’etichetta aveva vissuto di solo fai da te, sia sul piano della produzione musicale che su quello – la vera novità – di distribuzione, e promozione, e marketing). Ne venne fuori una quantità di soluzioni grafiche, in supporto al proprio materiale, impressionante per varietà e qualità, e non a caso ancora oggi oggetto di culto. Dai poster delle serate alle copertine dei dischi, il punto è renderne visivamente e quindi immediatamente riconoscibili i promotori e gli autori. Definire un’estetica e renderla identificabile in mezzo alla confusione di un negozio pieno di migliaia di vinili – definire un’estetica e dare la possibilità di identificarcisi in mezzo al grigio dei muri di una periferia.

Tutto questo nasce, sperimenta, e vince negli anni ‘80, e nei ‘90 davvero esplode (e ora deve affrontare una sfida nuova e decisiva, quella ai formati digitali), ed è in particolare da questo decennio che il libro DIY album art raccoglie il materiale che ripropone sulle sue pagine. La data di partenza è infatti il 1991 e, dopo una breve introduzione, lo spazio sarà ad esclusiva disposizione delle immagini e di poche note di accompagnamento, in un percorso che procede passando in rassegna un’etichetta dopo l’altra; la selezione è incentrata sulla scena hard/emocore, e si rivela ricca di scelte mirate oltre che ben documentata: ma potete farvene personamente un’idea, nel miglior spirito DIY, facendo finta di sfogliare le pagine qua sotto, meglio se scegliendo il full screen. Se la cosa vi prende bene potete anche fare alcuni passi successivi, come ad esempio venire a sapere qualcosa in più sull’autore, J. Namdev Hardisty, leggendo le chiacchiere che ha scambiato con Impose Magazine, ed entrarci in contatto seguendo gli aggiornamenti su twitter, o anche diventando fan dell’iniziativa su facebook, se vi pare il caso. Infine, potete comprare il libro direttamente dall’editore.