L’iniziazione attraverso un viaggio musicale: un lungo/mediometraggio, il tempo condensato che vede la cellula evolvere e appassire in poco più di un’ora. Il documentario di Simon Pummel Bodysong (2003) è anche un racconto, e la narratività non difetta, pur essendo intrecciata all’epica, al lirismo, allo sperimentalismo visivo.
Si tratta di uno dei tanti grandi dischi usciti in quell’incredibile anno che fu il 1997 per il rock, e si potrebbe catalogare facilmente, ad esempio, tra i secondi dischi più belli degli ultimi vent’anni. Durante la sua registrazione venne realizzato un documentario che non è mai stato pubblicato ufficialmente, in cui intervengono tra gli altri Elliott Smith, Spencer Moody dei Murder City Devils, Doug Martsch dei Built To Spill, Sam Coombs dei Quasi e Calvin Johnson.
La scienza del sonno, Pelle misteriosa, Cinquecento giorni d’estate. Fino all’Eterno sorgere della mente immacolata. I Palindromi mai tradotti, e i Benvenuti nella casa delle bambole. Il cinema indipendente Usa è un fiorire di titoli tintinnanti, che tradotti non perdono nulla della loro sonorità intrinseca.
Nelle sale cinematografiche la musica ci entra di solito con l’occasione di un viaggio nel tempo: dalla storia dei Doors messa in scena da Oliver Stone fino al biopic su Ian Curtis diretto dal videomaker Anton Corbijn (responsabile di quasi tutti i videoclip dei Depeche Mode dall’86 alla fine degli anni ‘90, e che per gli stessi Joy Division girò il video di Atmosphere), si è sempre trattato di far rivivere un periodo “mitico” della storia del rock, ricostruendone le atmosfere e i protagonisti.